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giovedì 3 ottobre 2019

SCARAPERLE - 12 - QUEL CHE PUO' COMBINARE LA LETTERATURA


“Quel che può ‘combinare’ la letteratura”, aveva detto [Roberto Saviano] durante un discorso a Stoccolma nella sala del Nobel, “si rivela spesso in situazioni estreme”; poi ha conservato questa convinzione, occupandosi solo di situazioni estreme – ma non è vero: si trovavano in situazioni estreme l’impiegato Kafka, la zitella Jane Austen, il rentier Proust ? Il maggiore obiettivo della letteratura non è la testimonianza ma l’avventura conoscitiva. E non è un problema di ‘purezza’ ma quasi il contrario, di ambiguità: soltanto la letteratura, tra i vari usi della parola, può affermare una cosa e contemporaneamente negarla; perché ambigua è la nostra psiche, ambiguo il nostro corpo – le ambiguità rimosse possono portare a esiti controproducenti, a discussioni sterili. L’ambiguità, lo spessore, la polisemia fanno emergere quel che non si sa ancora; per questo la letteratura non può prestarsi a fare da altoparlante a quel che già si crede giusto. La si umilia, così; per questo dare importanza allo stile non è diserzione – non tutte le battaglie si combattono con fucile ed elmetto.

Walter Siti

sabato 21 ottobre 2017

SCARAPERLE - 1 -

"...un testo letterario buono puoi leggerlo più volte in diverse età della vita, trovando sempre nuovi livelli di lettura più profondi, livelli che creano effetti di ambiguità, dicendo una cosa e il contrario di quella.

Si impara così che non esiste una unica verità unica, che le contraddizioni esistono e vanno affrontate, che l’ambiguità non è necessariamente un male: in politica non si può essere ambigui, in poesia bisogna esserlo.

Le parole, se le lasci un po’ agire tra di loro a creare una frase e un ritmo, a un certo punto ti dicono qualcosa che tu non sapevi di voler dire. Qualcosa di non previsto dall'autore. Le parole diventano così l’espressione dell’inconscio collettivo.
Si dice che se tieni sveglia una persona per più giorni, alla fine la persona morirà. Non tanto perché priva di sonno, ma perché priva di sogni. Se il cervello non può sognare va in tilt.

Ecco, io credo che la letteratura sia il sogno che l’umanità sta sognando e che di essa non si possa fare a meno."


Walter Siti