Un buon giallo e
anche qualcosa in più. Perché ha originalità di trama e dà stimoli di
approfondimento inconsueti nel genere. Ha anche difetti gravi però. Cominciamo da
quelli.
![]() |
| Ilaria Tuti |
Il secondo è nella struttura. troppo carica. C’è
praticamente un colpo di scena o presunto tale ad ogni capitolo (e sono per lo
più capitoli brevi). Punta al grande pubblico e si capisce. Ma non avrebbe
bisogno di esagerare per essere interessante e tenere il lettore attaccato; alla fine esagerare ha il
solo effetto di stancare. E la tendenza a metterla sul melodramma e sulle
mozioni del cuore appesantisce e infastidisce. Dovrebbe asciugare quel che
scrive di una parte almeno degli umori, la Tuti; sia dello stile, che delle emozioni: grondano da
tutte le parti e sono continuamente ribadite e grassettate.
![]() |
| Campanile di S. Martin a Resiutta |
Nonostante questo (e veniamo ai pregi) anche dal punto di
vista narrativo, la qualità complessiva è
buona. Soprattutto, il soggetto della storia è bello. Ed è molto
originale. Più del suo primo romanzo, che era già notevole sul versante del
soggetto. Anche qui è l’ambientazione la
cosa più riuscita; ed è fondamentale nell'economia del racconto, come fosse un
personaggio principale. Un Friuli cupo e triste: quello delle montagne e del
confine verso la Slovenia, reso con
realismo, con empatia, ma il cui fascino si nutre soprattutto di ombre. Chi lo
conosce lo riconosce. Pieno di insidie nascoste, di luoghi oscuri e di silenzi,
nelle case, nelle montagne, nei boschi e anche nei caratteri di chi ci vive. Più che un paesaggio viene fuori molto bene
una sorta di genius loci. A me sembra il pregio migliore del romanzo.


