Dodici racconti in dodici tappe. Un giro del mondo che parte da Londra, passa per Dakar, San Paolo, Seattle, Hong Kong, Saigon, Delhi, Kochi, Doha, Budapest, per tornare a Londra. Come lo splendido “Tutto quello che è un uomo”, una brevissima narrazione
ad incastri. Come un Lego, come in una staffetta di personaggi e storie che si si incontrano e si incatenano lungo
un filo comune. Un romanzo-mosaico. Al pari dell’altro,
bello e originale anche questo.
La cosa narrativamente migliore, all’inizio di ogni racconto,
è la sensazione di spaesamento. Chi
parla adesso? In quale parte del mondo siamo? E, solo dopo, le domanda di ogni lettura: che succede e che
significa?
Poi affiorano i collegamenti, si illumina il filo rosso che lega i racconti. Szalay ha
una grande misura narrativa, una grande abilità affabulatoria.

