E' una sorta di iper-Bignami sullo stato del mondo presente con brevi proiezioni (vagamente tendenti al catastrofico) sul futuro prossimo venturo. Harari, che è uno storico israeliano di nobile curriculum e che ci tiene a tenersi su, la chiama “visione sintetica dei processi storici globali”.
Un buon saggio di divulgazione. Il condensato di lavori precedenti, dicono di livello (vedi però nota ex-post in fondo). Si legge facile (ottimo per il treno o, vista la scansione a paragrafi relativamente brevi, anche per la metro; anzi per ragioni che diremo a margine forse è proprio in quei contesti che rende al meglio). A tratti è persino divertente. Le fondamenta di conoscenza su cui si fonda sono solide, la visuale è alta (colpisce soprattutto l’attenzione nell’iscrivere la storia umana nelle sue coordinate biologiche e antropologiche) e la capacità di collegamento che Harari ha è notevole. Altrettanto lo è la vivacità della prosa con cui rende il suo mobilissimo pensiero. Certo, essendo appunto un iper-Bignami del nostro tempo, inevitabilmente procura anche qualche fastidio per l’eccesso di approssimazione (a tratti si appende pericolosamente sul lato del cazzeggio). Ma siamo entro limiti di tollerabilità e a quelli fisiologici del genere.
Molte delle opinioni che ci sono dentro sono condivisibili (soprattutto quelle sul ruolo delle religioni nella storia e più in generale sul tema delle identità individuali e collettive). Più d’uno sono gli spunti di riflessione per prossimi approfondimenti interessanti. Buona nella sostanza e nel tono “gentile” anche la lezioncina finale basata sulla parte migliore o più esportabile in Occidente delle culture orientali.
Non capita spesso di leggere buoni libri di divulgazione e men che meno di tuttologia. Quindi è un’occasione per riordinare le idee non solo sul libro di Harari, ma appunto sul genere, sulla sua utilità (che c'è di sicuro) e sui rischi che implica (altrettanto evidenti). Ne seguono tre brevi riflessioni.
