Ha un impianto narrativo da teatro dei pupi, da “cunto” di piazza, con nel soggetto (pare sia una storia vera) quel tanto di demodè, di favola rosa, utilizzato coraggiosamente, senza pudore, sul versante cuore-amore. A tratti, a chi prende il caffè senza zucchero, il sospetto di essere capitato dentro un Harmony può suscitare tentazioni da piromane, ma a volte è cosa buona aspettare a dar fuoco ed esercitarsi alla tolleranza di certi appiccicosi disagi. Se si resiste, si scopre che su quell’impianto ci stanno innestate diverse cose interessanti. Alcune anche di pregio.
