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| James Purdy |
Nella sua foto da vecchio ha lo sguardo vigile e spaurito,
diffidente. Chi gliel’ha scattata e lo intervista definisce il suo sguardo “l’amalgama di fragilità e passione
di cui è vittima”. Somiglia all’ultimo Gadda. Ma, a parte certe ispidezze ed ossessioni, far confronti è un modo per andare fuori
strada. Uno dei tanti, con James Purdy. Finchè non si capisce che le somiglianze con lui non funzionano. E quindi
neanche il setaccio delle categorie, per vagliarlo e classificarlo. Ha ragione
Claudio Gorlier nella prefazione di Rose e cenere: “Purdy somiglia solo a se stesso”.
A indagarci attorno più leggi, più scavi e
più incuriosisce. Un personaggio anomalo, contraddittorio su tanti aspetti, interessante
come pochi altri. Veniva da quella che chiamiamo sempre “America profonda”,
quella bianca, rurale, che pensa di
pancia e riflette sempre il sentimento dominante tra gli americani (solo due volte nella storia delle elezioni in Ohio non ha vinto il candidato che poi sarebbe diventato Presidente). Veniva dal Midwest, ma è vissuto, quasi tutta la vita a Brooklyn, che invece è il pezzo
d’America più cosmopolita, cerebrale, intellettuale e salottiero.
