Appartiene a quel genere di
libri che fanno male. Specie se si ha una particolare sensibilità
per la voce narrante dei bambini quando raccontano, come Brothers, i grandi
orrori della storia; oppure anche quando parlano
delle ordinarie crudeltà che si consumano in famiglia. Toccano qualcosa dentro
e straziano. In qualche caso, in questo caso, scatta anche la
rabbia.
Due ragazzini svegli, simpaticissimi e pieni di vita in un
piccolo paese della sconfinata campagna cinese alle prese con la tragedia della
Rivoluzione Culturale. Una ondata di violenza paragonabile a quella prodotta
dai grandi totalitarismi europei (a cui d’altronde quello cinese è
assolutamente assimilabile). Milioni di morti, violenze inaudite, distruzione
irreparabile di un patrimonio culturale di libri, monumenti, conoscenze. La
storia, questa storia, entra nella loro casa e loro nella vita e gliele
devastano.
