La scrittura è sommessa,
gentile. L’atmosfera che crea è riflessiva, usando uno stile sobrio,
confidenziale; forse è la cosa migliore del libro.
Tre storie ambientate
nello stesso condominio. Lo scheletro architettonico della trama rimanda alla
tripartizione della psiche. Nella prima storia dominano le pulsioni, nella
seconda una riflessione adulta e nell’ultima (forse la migliore) i tormenti genitoriali.
In tutte, una crisi del rapporto genitori-figli e i riflessi che ha sulla
comunicazione nella coppia. E’ una struttura rigida, che qualche sapore di
artificioso lo produce, ma insomma, tutto sommato regge.
Il lettore viene incamminato su queste tre
linee che si succedono su traiettorie parallele, come in una staffetta, col
sospetto se chissà non convergano alla fine verso qualcosa che
le accomuni: un fatto, un incrocio di destini. Poi anche dentro ad ognuna delle
tre storie, con la tecnica dell’anticipazione, Nevo è bravo a creare una sorta
di suspense, lasciando prefigurare per ciascuna un punto di rottura drammatica,
uno sbocco traumatico. E questa doppia attesa, alimentata per generare
tensione, è un ingrediente importante della qualità del libro. Pericoloso però.
Perché potrebbe in qualche lettore produrre stanchezza e da un certo punto in
poi, delusione. Il rischio di suscitare irritazione è alto, per questo romanzo.
Per quanto riguarda lo scarabookkiante però, non è successo. Il gioco alla fine è sembrato tenesse abbastanza bene.
