Ero poco più di un bambino e il mio professore di
lettere era appena tornato dalla Parigi del Maggio ’68.
È stato forse il miglior professore che abbia mai avuto. Ha intuito e
alimentato la mia passione per la lettura mentre era ancora una fiammella e
soprattutto l’ha indirizzata. Tanto per fare un esempio, gli sarò sempre grato
di avermi fatto scoprire Conrad, facendomi transitare quasi senza che me ne
rendessi conto dalla letteratura d’avventura dell’adolescenza a quella che ti
fa viaggiare dentro i mari non meno avventurosi della tua testa.
Un giorno ci fece una lezione su La lettera al padre e Kafka. Quella che leggeva come un’invettiva contro l’Autorità lo esaltava e quella esaltazione di rivolta ci voleva trasmettere. Da una parte aveva ragione e dall'altra perpetuava un equivoco che ho impiegato circa quarant'anni a comprendere e smontare (poi ne parlerò).
Ho continuato a leggere e ho letto molti libri da allora. Ho affrontato prove di lettura anche estreme. Eppure non sono mai riuscito a finire un libro di Kafka fino a circa dieci anni fa, quando faticosamente, per puro puntiglio e senza nessun piacere, ho letto La metamorfosi. Sono seguiti altri anni di miserrimi fallimenti.
Un giorno ci fece una lezione su La lettera al padre e Kafka. Quella che leggeva come un’invettiva contro l’Autorità lo esaltava e quella esaltazione di rivolta ci voleva trasmettere. Da una parte aveva ragione e dall'altra perpetuava un equivoco che ho impiegato circa quarant'anni a comprendere e smontare (poi ne parlerò).
Ho continuato a leggere e ho letto molti libri da allora. Ho affrontato prove di lettura anche estreme. Eppure non sono mai riuscito a finire un libro di Kafka fino a circa dieci anni fa, quando faticosamente, per puro puntiglio e senza nessun piacere, ho letto La metamorfosi. Sono seguiti altri anni di miserrimi fallimenti.
