Non c’è modo migliore di lenire il dolore per la morte di uno scrittore sentito come amico, profondamente amico, che rileggere il libro col quale l’amicizia è nata. Non è necessario che sia il suo libro migliore (nel caso di Roth resta Il teatro Sabbath). Quel che importa veramente è provare a ritrovare nei meandri della memoria le emozioni che ci sono venute dal primo sguardo sul suo mondo. Se non altro, è una cosa che serve a capire com’è che poi abbiamo dovuto leggere praticamente tutto quello che ha scritto; com’è che nei successivi decenni, almeno una volta l’anno abbiamo sentito il bisogno di ritrovarlo. E siamo sicuri che adesso che lui non c’è più, questo bisogno lo sentiremo ancor più forte.
