Romanzo potentissimo. Anche imperfetto e fragile, a voler
essere severi: qualche sbavatura di trama, qualche approssimazione nella
struttura, qualche pagina in cui si appesantisce o si esagera un po’ (in particolare quelle che raccontano della parte indiana della vicenda di Nero
Golden o di alcuni personaggi, troppi caricati di effetti speciali ). Il tono no
e lo stile neppure: quelli sono di gran pregio e il piacere della lettura è
fuori discussione. La voce narrante che Rushdie scova in questo romanzo e
armonica, accattivante e anche con echi nobili. Scott Fitzgerand per
esempio (quello di Gatsby soprattutto), non a caso più volte citato. In
generale sorprende la capacità con cui questo scrittore indiano si è imbevuto
non solo di temi e stilemi americani, ma anche delle sue suggestioni letterarie
e soprattutto cinematografiche (è anche un grande libro sul cinema migliore;
sembra un’ossessione per Rushdie, il cinema). L’attacco poi è veramente
magnifico.
