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venerdì 11 gennaio 2019
SCARAPERLE - 9 - Da lontano
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Scarapoesia
giovedì 21 dicembre 2017
Mandate a dire all'imperatore di Pierluigi Cappello
Qualcuno dice
che Cappello è il poeta del terremoto. Essendo poeta, il terremoto in Cappello
è macerie e metafora; è tragedia
collettiva e personalissimo vissuto poetico.
E’ terremoto quello
che nel ’76 manda giù le case in Friuli. E terremoto è anche un incidente che nell’83 gli paralizza metà
del corpo. In tutti e due i casi crolla qualcosa: mura e un mondo di relazioni
e di sentimenti; crollano ponti e crollano progetti e abitudini.
Terremoto è però
anche qualcosa che apre dolorosamente spazi e che quindi porta una nuova
occasione di libertà. Lo è per il bambino che si ritrova a giocare tra i
prefabbricati del post-terremoto, in impreviste nuove praterie, lasciati lì senza
guinzaglio dai genitori improvvisamente preoccupati per altro. E lo è anche per
l’uomo in carrozzina: la metà del corpo che improvvisamente non ha più gli apre
l’orizzonte della letteratura, della poesia. Delle parole, Cappello che
studiava per diventare pilota di aerei, fa un nuovo strumento per volare. E’ il
Moby Dick di Melville a fargli da primo istruttore di volo; e Melville era un poeta tragico in
prosa.
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giovedì 12 ottobre 2017
Questa libertà di Pierluigi Cappello
Cinque racconti autobiografici, l'unica opera in prosa, di un grande poeta italiano.
Uno di quelli, dei pochi poeti contemporanei italiani, che hanno fatto una poesia non arbitraria e non
autoreferenziale.
Cappello ha avuto davvero la capacità di spremersi le parole da dentro,
come gli piaceva dire: “io non uso la poesia per comunicare; io con la poesia
mi esprimo, cioè spremo la parola dal mio corpo, dalle cose che mi circondano”.
Questa aderenza al proprio corpo martoriato, alla realtà, il suo rimanere ancorato alle cose è, insieme
con l’esattezza della sua parola, la
qualità che fa di lui un grande poeta. Fa un po’ pensare alla Szymborska, per
la capacità descrittiva, per il saper racchiudere la concretezza di un mondo e una
storia in pochi versi.
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