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martedì 19 aprile 2011

Il rinoceronte di F.F.

Nel viaggio tra le immagini e nell'immaginario, Senzadedica ci ha proposto l'immagine di un animale assai strano: il rinoceronte.
http://senzadedica.blogspot.com/2011/04/limmagine-della-settimana-il.html
Il ns C.C. Baxter ha subito pensato, ovviamente, a Federico Fellini.

Il rinoceronte, all'uscita del film "E la nave va", diventò subito un "simbolo felliniano". E su di lui, i critici si esercitarono con tali bizzarie interpretative, da costringere Fellini in persona, di solito molto riottoso, a chiarire, a precisare.
A renderlo interessante, ad incuriosire, c'era il fatto che veniva direttamente dall'immaginario onirico felliniano, dai suoi sogni.
Nel film compare subito, all'inizio. Viene caricato sulla nave con robuste catene ed un argano. Poi, sta pacifico nella stiva. Tutti vanno a vederlo incuriositi.  E' grande. Mangia moltissimo. Puzza. Contrasta fisicamente con la raffinata eleganza e l'aura romantica che accompagnano gli altri passeggeri.


Sul piroscafo di lusso  "Gloria N." ci  sono cantanti lirici dagli indimenticabili nomi fascinosi (Ildebranda Cuffari, Aureliano Fuciletto); c'è la Principessa Lherimia, ballerina cieca che associa alle voci i colori; ci sono eccelsi  musicisti capaci di far musica con tutto quel che capita e davanti a tutti i pubblici. Tutti ad accompagnare verso l'isola di Erimo le ceneri della grande cantante Edmea Tetua (altro nome di sogno), da disperdere nel mar Egeo. Fatuo vezzo di privilegiati, in fondo, da decadente, opulenta Europa.

Si intrecciano storie romantiche, di passioni e gelosie, con le invidie, le cattiverie ed le capricciosità di artisti malati di narcisismo. Il tutto ci viene raccontato e spiegato col morbido eloquio di Orlando, un giornalista iglese gentile, ironico e tollerante, una sorta di moderno Virgilio.

Quella del rinoceronte non è l'unica irruzione dell'"inaspettato" sulla scena  "navigante" in un mare anche stavolta tutto rifatto  a Cinecittà. Ad un certo punto irrompe anche  la notizia dell'uccisione del granduca Ferdinando a Sarajevo e dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Poi irrompono naufraghi serbi in fuga, che invadono la nave. Infine irrompe la Marina Slava che ne chiede la consegna, minacciando rappresaglie. Fellini, profeticamente, aveva visto in anticipo la tragedia balcanica, che stava per ripetersi di lì a qualche anno, a sconvolgere la pace edonistica dell'Occidente.

Sparse sul mare omerico le ceneri fatali,  il viaggio finisce male: il cannoneggiamento serbo affonda il piroscafo ed i passeggeri si salvano sulle scialuppe.
Su una di queste, insieme col nostro dolce Orlando, indovinate chi c'è ? Il rinoceronte, ovviamente.
A lui Fellini riserva niente meno che l'inquadratura finale.
(E, ad accrescere l'importanza della cosa, va ricordato che  la parola "Fine" nei films di Fellini non compare mai: secondo lui la loro vita doveva continuare nella fantasia di chi lo aveva visto. Aveva ragione: proprio così accade).

C'è un intervista che ci aiuta ad individuare il significato della presenza, così importante, del nostro rinoceronte ne "La nave va". Possiamo riassumerlo così: con il misterioso, l'esotico, l'inquietante che irrompe nella nostra vita bisogna adattarsi a convivere.  La storia, la vita sono piene di cose inaspettate che invadono il nostro spazio, attirano la nostra attenzione, ci spaventano, spezzano la nostra pace. Il nostro è un tempo dominato dalla paura del nuovo, del diverso, dell'estraneo, del disturbante. Imparare ad accettare non solo è l'unica soluzione per salvarci, ma è una conquista che porta anche a fare grandi scoperte.

E qui infatti arriva la sorpresa. Mentre faticosamente, ma senza perdere la sua bonomia, voga verso la salvezza col suo pesantissimo compagno di viaggio, Orlando ci dà una notizia improbabile e sconvolgente:
"Lo sapevate che il rinoceronte dà un ottimo latte?"
Come a dire che, anche dalla più misteriosa e mostruosa delle presenze e dalla più faticosa delle convivenze obbligate, possiamo scoprire di poter trarre il nostro nutrimento primario, la nostra salvezza.
Era difficile pensare per il nostro  rinoceronte una riabilitazione più completa e lusinghiera. Adesso, appeso alle robuste catene con cui fu caricato sulla nave a cui è sopravvissuto,  è una delle attrazioni della mostra delle scenografie felliniane.

C.C. Baxter