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sabato 18 gennaio 2014

I droni, i managers e "lo spirito del capitalismo"

Pare che il mondo sia destinato a popolarsi di droni. Chi non sa cosa sono può approfittare per informarsi di questa notiziola. Non a caso parla di un'azienda globale che sta forse sulla frontiera più avanzata della produzione di profitto, Amazon. 
Val la pena di approfondire. Anche se qualcuno dice che la è la notizia ad essere un "pacco" pare proprio che in ogni caso fra qualche tempo (neanche troppo) i droni entreranno davvero nella nostra vita.

Finché se n'è parlato per usi militari, l'esistenza di questi aeromobili a pilotaggio remoto, confessiamo che ci ha intrigato fino a un certo punto. Gli scenari militari non sono la nostra passione. Ma l'idea di un fattorino portalibri drone ha cominciato a far allacciar sinapsi. A un certo punto ci è nato un sospetto e abbiamo cominciato a guardarci intorno. 
Così abbiamo cominciato a vederli. Perchè i droni in realtà ci sono già. 
Siamo all'ultima fase di sperimentazione, quella sull'uomo. 

Non stiamo elucubrando astrazioni.  Basta andare per esempio in una qualsiasi grande azienda commerciale multisede per vederli. L'esecutore senza pilota, a comando remoto, è già diffusissimo. Stanno modificando  rapidamente tutte le macchine umane a contratto. Introdotto il condizionamento della precarizzazione, marginalizzato il potere contrattuale del lavoratore  e disattivato progressivamente il firewall dal pannello della sicurezza sindacale, che impedivano o limitavano il controllo a distanza della produttività (dal controllo mensile si è passati a quello settimanale, ma quello in tempo reale è già in fase di rilascio), ogni dipendente, a qualsiasi livello e per qualsiasi mansione, si può ormai gestire a distanza. Cosa fa, quanto fa, come lo fa: è tutto regolato da un software che manda e riceve messaggi elettronici (mails, report, tabelle, classifiche). Persino le pause sono monitorate e regolate: numero, causa, durata, costo. Basta uno smartphone, appunto, come con i droni.

L'uomo che programma e gestisce da remoto in ciascuna azienda, che sia irraggiungibile e invisibile non vale dirlo, perché è ovvio. Piuttosto la cosa più interessante e più sorprendente che sta venendo fuori dalla sperimentazione della cultura dei droni sull’uomo è l’ipotesi che forse un giorno neppure quell'uomo esisterà più. La funzione di programmazione e di gestione del lavoro nelle aziende si sta rapidamente rendendo autonoma dall'uomo. Il pregio, si dice, è quello della "oggettività della valutazione". Non è vero naturalmente, perchè il lavoro umano, quello commerciale in particolare,  è fatto anche solo di consulenza, di relazione empatica, di fiducia, persino di generosità  ed è impossibile ridurlo solo a vendita e numeri. Anzi la logica dei puri numeri, quella del budget, nel lavoro commerciale produce danni terrificanti e dimostrati dalla crisi che viviamo,  ma non è questo che qui interessa.

Vogliamo parlare dei nuovi rischi portati della dronizzazione del lavoro
Non c'è solo il rischio banale che incombe su ogni  Apprendista Stregone.



Non c'è solo l’equivalente in tempo di pace del pericolo del "fuoco amico", con i droni da guerra che impazziscono e bombardano il quartier generale da dove sono partiti. Non tira aria di rivoluzioni, di questi tempi, anche se il vento fa presto a girare nella storia e tornare a sperarci non è più ormai una farneticazione. Neppure per chi rivoluzionario non è stato mai.

Il rischio nuovo che sembra nascondersi nella cultura che sta dietro ai droni è che ad  un certo punto il software si trasformi in un'entità intelligente virtuale che appunto dronizza tutto il mondo del lavoro e  ci trasforma tutti in una stringa del software, in una funzione del menu del programma. E' il rischio che le macchine, i computers, messi in grado di comunicare autonomamente tra loro attraverso la Rete, non si limitino più solo a controllare le modalità di volo. Ma assumano anche la funzione di autoprogrammarsi, di scegliere sulla  base della loro logica, puramente quantitativa, gli obiettivi, la direzione. Come se il drone di Amazon decidesse a chi, dove, quando e quale libro portare. E infatti stanno lavorando anche su questo: sul cosa e quando farci scegliere, comprare e  leggere, in base alle notizie che noi stessi gli forniamo su di noi, sulla nostra storia, i nostri gusti. Non è che  impazziscono. Al contrario cercano da fare sempre meglio il loro lavoro, con la  loro logica matematica; fino a farlo da soli e meglio di chi li ha inventati. 

E che succede a quel punto? Che sta succedendo già?
Succede chi li ha voluti e programmati  e pensa di gestirli passa dall'illusione di decidere alla percezione angosciante di essere ormai anche lui un mero esecutore, un drone, una macchina a controllo remoto. 
A comandare i droni in volo, d’altronde non c'è un computer? E quello non è a sua volta gestito da un computer più in alto e più potente?

D'altronde, per avere conferme,  basta girare per le sale e le scale di una fabbrica o di un ufficio. Chi pensa di rintracciare fisicamente un interlocutore umano (una volta si diceva una controparte) risalendo lungo una qualsiasi catena gerarchica, incontra gente che somiglia sempre più a false immagini, a specchi che rimandano ad altri specchi a distanza. Possono dare solo le risposte automatiche previste dal programma e possono solo assorbire il messaggio che ricevono per poi trasmetterlo al livello superiore. Chi o cosa e come e in virtù di quali logiche prenderà una decisione sul che farne, del tuo messaggio, loro non possono saperlo.
Il livello di disumanizzazione dei luoghi e dei rapporti di lavoro tende ad allargarsi e a salire. E così  diventa più che legittimo il dubbio appunto se ci sia ancora un cervello umano in cui finiscano i messaggi che risalgono le catene di comando aziendali. Forse lassù, in Direzione Generale ci sarà presto solo un algoritmo che regola tutto: budget, cosa vendere a chi e quando e come, le promozioni, i premi, trasferimenti, i cambi di mansione, le espulsioni. Tutto sembra volersi progressivamente contrarre dentro un grande foglio di calcolo con le macro già scritte.  E non è follia pensare che presto non si saprà più chi abbia il livello di abilitazione per modificarle e per quale fine.

E' a questo punto che ci sono venuti in mente  certi presunti managers (i managers veri, che ancora decidono davvero qualcosa, se ci sono, sono non più di quattro o cinque per azienda  in realtà). Sono quelli, che girano nei corridoi con la testa sprofondata dentro i fogli di Excel che reportano i parametri di volo dei loro droni. Forse non è solo l’ansia da risultato a portarli a compulsare  numeri, mentre camminano. Certo, sanno già benissimo,  anche loro,  che sono solo i numeri a decidere di tanta parte della loro vita. Ma forse intuiscono  e si illudono che lì dentro ci sia il segreto, la formula che spiega i numeri, che spiega come funziona davvero il gioco che devono giocare.  Ma non riescono proprio a trovarlo. Se li seguiamo fin davanti alle loro scrivanie e li guardiamo negli occhi e li  stiamo a sentire, riusciamo quasi  a misurarlo il livello di insicurezza, di panico, di alienazione, di infelicità che viene dal non capire. E la cosa apparentemente strana è che l'indicatore della paura si alza ad ogni livello gerarchico. 

Sentono con lo stomaco il contrario di quel che mostrano di pensare e che gli altri mostrano di credere. Sentono di non avere nessun potere reale, di non avere nessun ancoraggio, di non vedere, di non decidere, di essere in balìa di qualcuno che sembra divertirsi ad alzare la quota di volo, a cambiare direzione, a puntare ora qui, ora là, secondo rotte imperscrutabili.
Avvertono  sotto forma di messaggi sul loro video solo la presenza di una Volontà eterea di cui sanno e capiscono sempre meno. Per tenerlì su li mandano a far corsi in cui gli inoculano flebo di americanismi e gli massaggiano i muscoli doloranti dell'autostima. Per compensarsi e tentare di ritrovare un equilibrio  pretendono di essere pagati sempre di più e di identificarsi sempre di più nel Ruolo, il loro unico miraggio. Quello che sta  criptato in definizioni o ridicoli acronimi in inglese sulle piante organiche,  fuori della porta del loro ufficio, sul loro biglietto da visita, che pure sventolano orgogliosamente. E infatti parlare di Ruoli è una delle loro attività preferite:  il giochino dei quattro cantoni è l'unico   modo che conoscono per gestire e placare l’ansia (a parte lo Xanax o la cocaina, in qualche caso).
Si accorgono insomma di essere droni a loro volta e di non sapere dove li stanno mandando a volare e perchè;  soprattutto non sanno se e fino a quando li manterranno in volo. 

Certo, tornando ai droni della notizia, questo è un inquinamento della sperimentazione dovuto alle caratteristiche delle cavie umane. I droni veri non sono programmati per provare queste scemenze che chiamiamo emozioni. I capetti “migliori” infatti dal punto di vita della cultura manageriale made in USA  sono quelli che hanno smesso di provarle, le emozioni, o che hanno imparato come liberarsi delle proprie e a sfruttare quelle altrui, alla stregua di qualsiasi altra debolezza umana. E più percepiscono con lo stomaco che è così, più parlano del valore "delle risorse umane", del "valore della relazione", del "gioco di squadra", dello "spirito di appartenenza".  Sanno di nominar cose "buone e giuste", ma sanno anche che in pratica sono parole da usare come giaculatorie, esorcismi.

Sembrano esagerazioni; sembra una scenario da Grande Fratello, ma non è così.
Perché è peggio.
Nel Grande Fratello c'era un uomo, appunto un Grande Fratello, sulla cima della piramide. Qui il Grande Fratello non si sa chi è, dov'è : sembra sparito, dematerializzato, virtualizzato. 

Quel che si profila all'orizzonte è che, come i droni,  chi lavora sembra essere  videocomandato da qualcosa che somiglia al  puro Spirito dei libri di filosofia. Possiamo anche fingere di usare l'ironia e chiamarlo il puro Spirito del Capitalismo.
Attenzione però, anche qua, anche  dietro l'ironia, non c’è niente di mistico, di astratto. Anche qua c'è una funzione matematica il cui risultato, concretissimo, è la "ottimizzazione" della produzione di "valore", dove per valore il capitale intende semplicemente se stesso, cioè altro capitale, cioè profitto.
E' quello il segreto? Ma quella è una cosa vecchia e risaputa da almeno duecento anni!

La novità semmai sta nel fatto che una volta il capitale stava e tornava moltiplicato  nelle mani di un Padrone. Adesso, sempre più spesso, neanche dove sia il Capitale e chi sia o in cosa esattamente consista il  Padrone si sa più.
Magari si sta accorgendo che stanno facendo la sperimentazione del Drone anche su di lui.
E anche lui ha paura.