lunedì 29 novembre 2010

Chi ha ucciso l'orso Bernardo

02 ottobre 2007  
l'orso Bernardo, sul luogo del ritrovamento
Aveva spento, metaforicamente, la settima candelina il 24 Agosto scorso. Era diventato suo malgrado una star, forse anche grazie ai tanti filmati che lo avevano ripreso nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. 
La sua carcassa, vicino a quella della sua “compagna”, è stata trovata nel territorio montano di Gioia dei Marsi, nel Parco Nazionale d'Abruzzo.
Stando a quanto riferito dagli agenti del parco, i due orsi sarebbero morti in momenti diversi, per bocconi di cibo avvelenato.
La direzione del parco e le autorità giudiziarie hanno avviato un’inchiesta. 

E’ inutile raccontarsi storie: uno che studia all’università la mattina vuole dormire. E se studia all’università e resta in famiglia, non c'é niente da fa, è più difficile. E sennò pecché tanti vanno a fare i fuori sede? per tornare tardi la sera e alzarsi tardi la mattina, ovvio no?
A casa, è inevitabile, c’è sempre qualcuno che ti sta addosso e  che guarda l’orologio pure mentre dorme.  E poi si alza all’alba che c’è l’ha su co sto mondo e quell’altro. Figuriamoci in mezzo alle montagne dell’Abruzzo, dove mezza popolazione va a letto dopo cena e si alza all’alba.  Per abitudine o per andare a fare il pendolare a Roma o all’Aquila.
Io invece mi ero messo a letto alle tre. Erano le sette, stavo al meglio del sonno, ma a casa mia per dormire ci sarebbe voluta l’anestesia totale, perché papà a quell’ora, già mentre pigliava il caffè in cucina, aveva voglia di litigà co qualcuno. Se la stava a pigliá col gierre regionale della radio mó.
Ie rispondeva botta a botta, a la radio. E urlava! Sembrava dovesse venì giù la casa! Roba da manicomio, veramente!
“Su la testa delle sorelle loro dovrebbero metterle, le taglie. Voi fa l’artigiano e no lo poi fa. Perchè ‘nte danno la licenza peffà il capannone. Vuoi aprì il beddeebrecche, l’alberghetto ‘nzomma, e no’ poi fa pecchè ‘nte fanno fa il terzo piano pe le stanze. Si condannato ad annartene o a fa il morto de fame e arrangiatte a vita. Poi t’arriva pure l’orso Bernando a magnattese galline e ova. E a sfasciatte piante e case. Mo, il parco mette la taglia pe’ ritrovà chi ha acciso a  Bernardo. Sul culo loro se la devono mette la taglia. Altro checcazzi.”
Non era solo per lo strillare. Il fatto è che m’ha fatto sveglià pure con un groppone sullo stomaco, perchè io una mezza idea  che era stato proprio lui co zi Tonino a fa il lavoro agli orsi ce l’avevo già dal giorno prima.
M’era venuta subito sta brutta pensata, quando ho sentito di quel particolare dei resti di coscio di capretto avvelenati, ritrovati poco lontano dagli orsi morti. E’ lì che mi s’è accesa la lampadina e mi s’è messo il pensiero. Perchè li avevo visti, zio Tonino papà e Ronnie, l’amico mio,  che parlavano col pecoraio di Sora, venerdì sera, fuori al bar. E poi se n’erano andati insieme, col pick up di papà. Ho  fatto due più due quattro:  dai, come facevi a non pensarci? Proprio la sera prima che trovavano gli orsi morti.
Il fatto è che Zi Tonino che è il più calmo della famiglia è pure più avvelenato di papà con questi del parco.
Insieme, si facevano il sangue amaro solo a sentirlo nominare il parco. Io nonostante tutto al parco ci credo ancora: fatto a n'atra maniera, può essere ancora una cosa buona. Loro no, loro sono proprio contro, convinti: dicono che non si possono considerare solo le bestie e le piante,  dove ci stavano pure gli uomini e le famiglie.
Quasi tutti  i contadini  e gli allevatori  so contro. A Teramo, contro i cinghiali che hanno invaso le terre, mangiandosi tutto quello che c’era sopra, hanno occupato il centro della città. Ma i tiggì nazionali non l’hanno mica detto. Continuano a dì che tra il parco e la gente, nessun problema.

Ronnie è n'amico. Ie vojjo bbene veramente. Il padre l'ha chiamato così per via di un pilota d'automobili che morì in un incidente. Non è che il nome i'abbia portato fortuna, infatti. Adesso fa il macellaio, in pratica.  Anche se lui s'incazza quando glielo dico. Però ha fatto anche  il bracconiere, fino a quando non ha passato il guaio grosso. Qualche anno fa finì in galera, quando sti matti ancora facevano il ripopolamento dei cinghiali, (che oggi si stanno a magnà pure le case). E fece ridere tutto il mondo, per il modo come ci finì.
Fu che una notte, verso l’una, arrivarono poco fuori del paese, nella piazzola dove parte lo stradone sterrato della montagna, una decina di gipponi della forestale con le gabbie dei cucciolotti di cinghiale. Cominciarono a salire lungo il sentiero per andare nel bosco che sta sul primo costone: è lì che di solito stanno i branchi di cinghiali. Comunque, la tecnica del ripopolamento è lascià liberi i cuccioli vicino a sti posti e poi so loro che, a fiuto, ritrovano il branco.
E quelli, a fiuto, una volta messi a terra cominciarono a corre tutti in una direzione. Solo che non andavano verso il bosco, ma sotto, verso il paese. I forestali ce rimasero. Si rimisero in camionetta, rigirarono  e cominciarono a seguirli. E indovina dove andarono i cinghialotti seguendo il fiuto infallibile della specie? Dove si concentrava la puzza di cinghiale, è ovvio. E cioè attorno alla casa di Ronnie!
Quaranta cinghialotti alle due di notte che girano come disperati, in cerca della mamma loro, attorno alla casa del pilota. Ma te l'immagini? Una visitina di curiosità le guardie la dovevano fa pe’ forza. E dentro ce trovarono tutti i cinghiali che volevano, vivi e morti, a pezzi e interi, in prosciutto e salsiccia: casa sua era una macelleria con allevamento a ciclo completo. Conclusione: arresto, condanna, multa e tutto il resto. L’altro fratello, il forestale, si fece trasferì a L’Aquila . Pe’ la vergogna.
Oddio, conclusione non è nemmeno giusto. Perché la conclusione è che n’anno fa Ronnie ha fatto na cooperativa per mettere su una fabbrichetta di “prodotti del parco”. Compra le bestie e fa salsicce e altra roba sottolio e sotto vuoto. Fa anche i formaggi, sottolio e sottovuoto. Ed è stata una delle poche iniziative autorizzate dal parco, perchè non ha dovuto costruire capannoni (s’è messo nella vecchia stalla delle vacche del cugino) e poi in quel momento i nuovi capi del parco dovevano fa vedè che loro erano più di manica larga e che volevano la pace tra parco e popolazione. E lui na professionalità nel settore ce l’aveva veramente: n’aveva manco bisogno d’annarla a cercà la materia prima, visto che sapeva come farsela arrivà spontaneamente a casa. Gli trovarono pure la raccomandazione alla Regione per prendere un sacco di soldi di contributi.
Stamattina so andato a trovallo. L’ho guardato dritto co no sguardo puntuto e i’ho sparato “Ma tu de sta storia degli orsi che ne sai?“
M’ ha rifatto lo stesso sguardo mio. S’è tolto il grembiale 'nzaccherato e m’ha risposto tutto serio e misterioso: “Te devo parlà”.
Quando fa così, vuol dire che la cosa è grave. Ho pensato: l’ho stanato, ma buscìe non me le dice. Sicuro.
Ha preso le chiavi del Golf cabrio bianca anteguerra, siamo montati e ha puntato subito fuori del paese.
“Te devo fa vedè na cosa”
“Pe gli orsi dici?”
“Pe gli orsi, pe gli orsi! Stanno a provà a incastrarmi, qualcosa devo fa.”
“E chi è che sta provà a incastratte?”
“Il maresciallo Lipari. E’ venuto ieri sera. M’ha fatto le domande su le capre, il cianuro, la sera di venerdì e via discorrendo. Secondo te che significa?”
“E tu che gli hai detto?”
“Che venerdì sera stavo casa a vedè un film che avevo noleggiato a Moviestar a le sette.”
“Da solo?”
“E’ chiaro che quello è il problema. M’ha subito guardato storto. Nge crede, è ovvio. Manco io ce crederei.”
“E allora che voi fa?”
“Non lo so, però so chi è stato a fa sta cazzata.”
Non ho detto “a”. L’ho solo guardato negli occhi e lui s’è girato, occhi negli occhi. Fisso. Pulito.
Poi m’ha detto: “Mo te porto a vedè na cosa. Però me devi sta dietro , zitto e senza fa domande.”

Eravamo sulla strada sterrata del “macchione”. Si chiama così perché alla fine della salita c’è una specie di macchia  erbosa in mezzo al bosco, con un masso grosso al centro. Quando siamo arrivati lì, Ronnie ha fermato ed è sceso. So sceso anch’io e ci siamo incamminati verso il fitto. Abbiamo passato la fontana e abbiamo preso il viottolino, quello che sale. Lui andava deciso, davanti a me. Zitto lui, zitto io.
S’è fermato che già avevamo il fiatone.
Sotto ad un faggio tutto contorto,  s’è fermato.
“ Ecco, qua hanno ritrovato l’orso”.  E ha indicato un cespuglio di rami rotti e piegati, dietro il faggio. C’erano ancora croste di sangue del capretto avvelenato che avevano usato come esca e un po di peli.
“La femmina stava venti metri sopra, ma è inutile che ci andiamo perché lì non c’è niente da vedè”
“Perché qui che c’è da vedè?”
Ha fatto il giro del faggio, sul lato opposto a quello dove stava la bestia. C’era una specie di fosso quasi completamente nascosto da n’altro cespuglio. Questo però era sano sano. Nel senso che non c’erano rametti rotti o piegati. Ronnie m’ fatto scendere a metà del fosso, ha tirato fuori una pila e ha illuminato il rovo. In mezzo ai cespi c’era un fazzoletto bianco sporco di rosso, che faceva pensà al sangue. Poi lui ha spostato la luce della  pila un po’ più in là.
“La vedi?”
“C’è stanno solo cicche di sigaretta” – ho detto io- “anzi ce sta na mezza sigaretta col filtro. Na sigaretta strana. E’ tutta marrone. Filtro e resto. Un sigarillo sembra. “
“ E’ una marca che si chiama Mood's” – dice Ronnie – “Sono alla vaniglia. So buone. Costano, ma so buone.”
“ E che ti dice a te, sta cosa?” gli faccio io.
“Mi dice tutto a me sta cosa. Tutto mi dice. Mo ti spiego.”
E si è avviato pe’ tornà indietro.
“Sa chi li fuma i Moods da ste parti?”
“E mica li fumerà uno solo?”
“Non so quanti so a fumalli, ma uno lo conosco. Ed è il direttore de la banca.”
“Chi, John Wayne?”

John Waine si chiama Lucio Pannacci e non è dei nostri. Non è abruzzese, voglio dì. Lo chiamavamo così perché cammina come un pistolero e quando cammina fa ridere come faceva ridere John Wayne sceso da cavallo. Avrà cinquant’anni. Nè alto né basso, co due coscioni da falso magro e na faccia larga da duro, co tanto de nasone bitorzoluto e di mento spaccato, con un calanco in mezzo. Con una faccia così,  uno s’immagina un contadino della bassa padana. E invece è un toscano dell’alta Versilia ed è il direttore generale della banca più grossa della zona.
A cavallo John Wayne non faceva ridere per niente. E neanche “il Panacci”  fa ridere quando è seduto sulla poltrona di direttore.
Cià un vocione e dei modi di fa che so proprio terragnosi forte e dicono che sul lavoro li usa eccome: cazziate a tutto spiano chiunque tiene davanti. I dipendenti della banca lo odiano, anche perché dicono che di banca non ci capisce n’acca. E i clienti che possono scappà, scappano ad aprì i conti da n’altra parte. Però lui fa carriera uguale: protezioni politiche, il vescovo di non so dove, va a sapè.
“E che c’entra John Wayne co Bernardo?”
“E mo ti dico”.
E mi dice   che un mesetto fa era andato da Gino, il carrozziere e cià trovato la BMW 735 nera metallizzata di Panacci. Di primo acchitto sembrava a posto: neanche un graffio, lucida, pulita che veniva voglia di piarla a calci per sfregio. Allora  ha chiesto com’è che stava là.  E Gino ià fatto vedè che sul tetto era tutta ammaccata. Di brutto. Iá detto che  era la seconda volta in quindici giorni che tornava in quelle condizioni. Ovvio che la seconda volta, a John Waine gli giravano gli speroni a mille.
Secondo lui era stato un orso. Tutte e due le volte.
Gino dice che effettivamente era possibile: c’erano i bozzi e c’erano anche i graffi, che facevano pensà agli unghioni. Lui la macchina l’aveva lasciata nel giardino di casa, che non ha un recinto vero e proprio. E dentro ci sono due piante di faggio, per l'orso è come dí un fast food.  Per arrivare ai rami e alle bacche, l’orso…. Tremila euro di danni la prima volta. E più o meno la stessa cosa la seconda.
“Ronnie, i’avessero sparato agli orsi posso capì. Uno è incazzato, è stronzo di natura, prende il fucile e si va a sfogà. Per quanto, na cosa del genere per uno che fa il direttore di banca, n’è che sia normale. Tu dici: ma quello non è normale e uno che fa il direttore di banca, ci sta che è na testa di cazzo. Okay. Ma ce lo vedi che si prepara i cosci di capretto al cianuro e poi se li porta a spalla sopra al costone? A me me pare na cosa fuori dal mondo.”
“ Tu aspetta n’attimo e senti il resto. Na sera stavo a vedè la televisione e davano la replica di una trasmissione di “Un giorno in Pretura”. Quella sera parlava di una ragazza, na studentessa universitaria che muore avvelenata col cianuro. Il magistrato, punta la sua compagna di appartamento e la porta al processo con l’accusa di omicidio. Questa passa un guaio che non ti dico. Alla fine, l'hanno assolta perché  tutta la ricostruzione dell’accusa non si manteneva in piedi. Beh vuoi sapè perche il giudice, che poi era una donna l’aveva puntata? Perché aveva scoperto che lei era di un paese della Sicilia dove il cianuro si usa come insetticida per le piante di arancio.  Siccome appunto la compagna di appartamento di questa qui era morta avvelenata col cianuro per il giudice, pratica chiusa! Ad ogni modo, lo voi sapè come si chiama sto paese della Sicilia dove circola il cianuro?
Si chiama Lentini!”
“Embè! A me non mi dice niente sto paese. A te te dice quaccosa?”
“A me si, perché io so tutto della dottoressa Quarchionni e la dottoressa Quarchionni è perlappunto sicula di Lentini”.

La dottoressa Carmelita detta Lita, all’anagrafe Carmela Quarchionni! Anch’io voglio sapè tutto della dottoressa Quarchionni! La farmacista: all’esame ottico, trent’anni di libidine allo stato purissimo. Nera di capelli, nera naturale, che se li porta lunghi  sono uno spettacolo e se se li taglia a la maschietta sono uno spettacolo lo stesso.  Nera  di carnagione: ambrata di suo e sempre abbrunata di lampada. Nera pure di occhi, che sembra tengano una lampadina accesa dietro: sono neri che fanno luce!   Sorride e saluta come  una che davvero non sa assolutamente nulla di quello che a un uomo gli passa per la testa a vedella. Porta sempre le camicette o il camice, quando sta al lavoro e, camice o camicette, ti lascia sempre intravedere  un seno da commozione, nel senso di commovente. E anche di commozione cerebrale. Mette sempre la gonna,lei, anche quella del tipo “tu capisci quello che ti pare, ma io non ti ho detto niente”. Stretta senza esagerare,  spacchettino giusto, colore serio da signora firmata e tu, appunto, capisci che lì dentro c’è la musica classica, che chiuderesti gli occhi e muoveresti solo le mani.
Una sera, era maggio, faceva già caldo, sono andato a comprarmi l’antistaminico, che non ne potevo più di lacrimare e starnutire. Anche se, è inutile raccontà storie, io ci vado spesso in farmacia, ... anche quando non mi viene da starnutì. Lei stava sul trespolo della cassa, forse a prepararsi per la chiusura. Portava la solita divisa da farmacista, col distintivo e tutto. S’è alzata facendo prima un giro sul seggiolino mobile del trespolo. Elegante come na ballerina, attenta senza sforzo a non scoprirsi un millimetro di più,  come fa una signora vera o come fa una farmacista brava che sa come si maneggiano le sostanze pericolose. Come gli ormoni dei montanari a maggio.
E’ andata di là e dopo un po’ è tornata.
“Scusami Francesco, lo Zirtec in magazzino è finito. Guardo se sta nella scatola del rifornimento di oggi. Il ragazzo della cooperativa è appena passato e non l’ho ancora aperta.”
S’è piegata per aprirla, forzandola con le mani, che ha bellissime, con le dita lunghe e senza l’ombra di smalto.
Lo scotch però era largo e resisteva.
“Scusami, Francè mi passi il taglierino che è sulla cassa?”
Mi giro, lo prendo, e glielo passo, ma in una posizione un po’ scomoda per lei, un po’ da dietro insomma. Perché non mi potevo muovere bene, che avevo lo sguardo impigliato nella scollatura. Senonchè lei si è girata sui tacchi per prendere il taglierino e l’ultimo bottone del camice in basso si è sganciato.
Come quando si sgancia una bomba da un aereo.
Portava le calze autoreggenti nere e gli slip bianchi.
Fu come se m’avessero fatto respirà la trielina. Ma la cosa che m’è rimasta in mente è che lei va bè, è stato un attimo, s’è subito ricoperta, manco a dirlo, ma s’è anche girata a guardarmi .Un po’ rossa.  Mi ha fatto un sorriso così complicato che sto ancora nel laboratorio di analisi a cercare di far l’elenco di tutto quello che c’era dentro.
Di malizia, solo un vago sentore: tracce, direbbero al laboratorio. Per il resto era  timore,  vergogna, curiositá ("vediamo se pure a questo ie fa quell'effetto strano").
Lì credo di aver capito quanto aveva ragione quel pescarese con i baffi e la faccia triste che faceva le battute 'ntelliggenti,  che “a volte cervelli semplici abitano corpi complessi”. Che poi è la cosa più naturale del mondo: c’era una persona normale, na ragazzetta senza patente dentro quella fuoriserie.
Solo che dottoressa Libidine, da quella sera, nella mia testa è diventata un’altra cosa, che ha a che fare con l’idea di qualcosa di minacciato, di fragile, di esposto a pericoli grossi assai, che ha bisogno di protezione.

“E che c’entra la dottoressa Quarchionni con gli orsi?”.
“C’entra con John Wayne. Se ancora non lo sai, te lo dico io: stanno insieme proprio.”
M’avesse dato un cazzotto era uguale!
Altro che pericolo! Lita in mano a quell’animale era già un reato, era un crimine contro l’umanità, era un attentato contro il patrimonio artistico universale!
Ho trovato giusto il fiato pe no sbuffo “Se ne dicono tante a sto paese”
“Guarda che a me non mi deve dì niente nessuno. Sei mesi fa li ho visti all’Aquila che uscivano dal bar sotto i portici e lei stava sottobraccio a lui con tutte e due le mani, lo guardava ridendo e poi i’ha dato pure un bacio sulla guancia.”
“Porca troia!”
“Condivido, magari  co la virgola in mezzo. In ogni caso per tornare a Bernardo e per chiudere il cerchio: a la somma della cicca di Mood's  più il cianuro, ci devi aggiungere pure i cosci di capretto, e poi tira tu il totale.”
“Perché ‘ndo stanno i cosci di capretto?.”
“Mo stanno al laboratorio dello zooprofilattico, dove li hanno tirati fuori dallo stomaco di Bernardo, inzuppati di cianuro. Ma prima stavano nel frigorifero della porca e troia.”
“Perché, gliel’hai dati tu?”
“No i capretti vengono da un pecoraio de Sora. Io li ho solo macellati, pe fa un favore al padre de  n’amico mio.  Che poi ie l’ha portati a la porca e troia. N’amico che tiene la nonna che sta male. E sta nonna ha bisogno di tre punture a settimana. E indovina chi gliele va a fare a casa le punture? Mica sai niente tu? E pe quello che sai, mo, che faresti?”

Io adesso so solo che è vero che la vita ti fa le imboscate. M’ero appostato a spià lui, mio padre e mio zio che trattavano col pecoraio e a fa due più due quattro e da dietro le spalle mi sbuca un casinaccio come questo!
E che dobbiamo fa a sto punto? Che devo convince mio padre a fa  la denuncia per incastrà la farmacista? Proprio io? E la farmacista, ammesso che mio padre si convince a incastrarla, che fa, dice che è stato John Wayne a combinà tutto e a portà i cosciotti all’orso Bernardo? E anche se la farmacista parla, il maresciallo Lipari ci crede? E se non ci crede e se la piglia con Ronnie e la farmacista? E anche se ce crede, ci va dal giudice a chiedergli di schiaffà dentro il direttore della banca? E il giudice, che fa quello, ce lo schiaffa in galera a John Wayne?
Così, adesso so pure che nella vita sono più le domande che le risposte.
Conclusione.
“Ronnie, te conviene statte zitto, dà retta a me! Se qualcuno te dice qualcosa, tu dici che il film venerdìssera ce lo siamo visti insieme io e te e pratica chiusa.”
E quess'è tutto!

1 commento:

  1. Senti un po' ma questo racconto è davvero carino. Parlata montanara e pezzo forte la descrizione della farmacista.
    Un saluto :-)

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Grazie per l'attenzione