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giovedì 21 ottobre 2010

Descansate niño....

Capita,  a volte, che una "piccola cosa" spieghi una grande cosa, 
che una piccola luce illumini un grande scenario.
Può essere una frase, un verso, il dettaglio di un dipinto.
O anche l'espressione passata su un viso per un attimo: 
l'ombra di un sorriso, l'alzarsi di un sopracciglio.
Quante volte è capitato?
Quel che lunghi discorsi o grandi tomi di  saggistica 
non avrebbero saputo illustrare  meglio adesso è lì, chiaro e luminoso.
Questo che segue è solo un esempio per chiarire il concetto, 
fornitoci da un nostro nuovo amico abruzzese, 
anche lui innamorato di Paolo Conte.

E' una delle  canzoni più famose di Paolo Conte. 
Forse  anche una delle più belle. Ma non è questo che importa.  
Dentro c'è un verso che dice esattamente:

………fin che Atahualpa o qualche altro dio
non ti dica: 
         descansate niño, che continuo io…....................

E dentro quel verso c'è un universo.

C'è un dio che ci chiede di scansarci: non ci salva Atahualpa. Non c'è  Resurrezione, non c'è Reincarnazione, non c'è niente di niente, il nulla: nessuna permanenza per nostro povero io. Continua Lui. L'unica volontà che implicitamente ci sollecita è quella di fidarci di Lui. O del futuro, o del caso, se si vuole;   oppure magari del "corso delle cose", quello che i cinesi hanno chiamato Tao. Aver fiducia, insomma. Chiunque sia o di qualsiasi cosa si tratti, una cosa è certa:  il pezzo di cose che ci ha lasciato, in qualche modo e misura in libera gestione, se lo riprende.

C'è un dio che ci chiama niño: ci ha voluto bene dunque, nonostante tutto.  Se non ci avesse voluto bene, d'altronde, avrebbe potuto far senza di noi fin dall'inizio. Ci lascia  la consolazione di aver avuto la fortuna di essere stati prescelti o ammessi, tra le infinite possibilità che aveva, per gestire quel pezzo. Anche se, solo quello. Anche se, tutto si riprende, appunto, alla fine della giostra. E non c'è verso.

C'è un dio che ci autorizza ad  immaginare che il nostro pezzo di gestione, la nostra giostra, è in continuità con il Suo prima ed il Suo dopo di noi. E il nostro pezzo, in qualche forma misteriosa ed incomprensibile, non è finito, non è perduto: continua, dunque forse ha un senso. Anche se mai sapremo qual'è.

Come si vede, poche parole ed uno sconfinato universo  si apre. 
Impossibile qui, dir tutto in altro modo. Solo un paio di cose.

Atahualpa è il fondo vero e comune di tutte le idee di quel Dio personificato, del Dio Vivente, in cui l'uomo ha scelto di credere o di non credere  nei millenni, in tutte le latitudini, dentro a tutte le credenze che siamo abituati a scambiare per religione. E che della religione forse sono solo i contenitori, le scatole, i simulacri. O sono forse, in origine (prima che diventassero catechismi, dogmi, armi per eserciti insomma) la sua traduzione in favola, perchè tutti potessero capire e provare ad aver fiducia. 

Atahualpa è il fondo religioso ineliminabile che ogni uomo si porta dentro. È l'idea di dio buona anche quando sai che un Dio-persona che ti genera, ti tiene compagnia e alla fine ti dà la salvezza, semplicemente non c'è.

Quanto altro poi? in una "piccola cosa", nel verso di una canzone? 
Chi vuole, continui pure a dire, almeno fin che Atahualpa.....
Pietro Spina