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mercoledì 16 luglio 2014

La donna in carriera e "La grande bellezza"

C.C. Baxter, una sera, in una casa di amici,  insalottato per sfortunate circostanze, quasi a forza, (non s’offre), soffre. Quando soffre diventa in/sofferente. E si sa la in/sofferenza  diventa a volte crudele. Quasi come la verità.

Seduta al centro della scena c’era la Barbie stagionata e carrieriosa, recentemente ascesa a capo del personale. Già in preda  ad un raptus esibizionistico di auto promozione. Non inconsueto. 
I suoi sottoposti, mi sussurrano all'orecchio, la chiamano Vol au vanto: per la passione per i rinfreschi, per la volatilità degli umori e, appunto, per la persistenza del gusto di autoincensarsi. Con le gambe impantalonate in bianco crema, intratteneva colleghi, ammiccando complice alle loro mogli intimidite. 
Narcisa e adrenalizzata da presenze che la stimolavano (“uhhh il mio Presidente. Vederla fuor di ufficio sa che mi fa emozionare?”), si esibiva. Ogni tanto trovava  anche il modo di sorridersi addosso, chiedendo “scusa per il cinemino”.

Accento torinese di seconda generazione con sfumature sicule. Capello tinto castano lucido, a caschetto. Collierino (“mio marito…. mi disse che me l’ero meritata…però non vi posso dire come…”…..risatina). Sotto la giacchina avvitante, camiciola con lo stemma nobile da 200€ (“….mio figlio, a Londra….il suo primo regalo..”…. accenno di commozione). Anello largo 3 cm (come sarà ridotta la pelle, lì sotto?), costo 10 volte la camicia, anche lì per onore alla firma (nobilitante acciaio). Scarpina bassa color viola intenso. Con fibbia argentata!  Occhiale ultimo grido, semitondeggiante su viso spigoloso e dalle linee sghembe, quasi prognatico (quindi scelta rabbrividente,  imperdonabile, fosse solo per il fatto di esser lì solo a testimoniare la cecità del conformismo modaiolo). Ironie a raffica sempre sul confine del sarcasmo. Autoironie autocommiserative a rinforzo implicito della autosantificazione (“senza tette e con le gambe storte e il culo piatto, che volete?, o tiro la carretta o nessuno mi si fila. Oddio, quasi..nessuno” ...sorrisino malizioso). Tirata antisindacale contro “i lavativi”, “gli smidollati”, “i parassiti del sindacato”. Infine,  annunciato dal tono tra il declamatorio ed il didattico, l’esplicita  apologia di se. Impudica, a tutto campo.

Bella famiglia! Bella carriera! Che serenità! Che soddisfazioni! Però “lavoro come una schiava”. Quanto entusiasmo! E i sacrifici? E le lotte? E i sabotaggi dei “furbi”? Quante incomprensioni! E poi  gli uomini….”aahhh gli uomini”…. (“dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Dietro una grande donna c’è solo una grande donna: lei stessa”). E quanta cattiveria!  Però non tutti gli uomini sono così, per fortuna (occhiatina al Presidente)! Ma “io vado per la mia strada”. "Sbaglio a fidarmi troppo, questo si".  “Orgogliosa della mia vita”, altrochè!

A salvare lo scarabookkiante dall’esplosione di acida intolleranza è giunta la memoria, ipertrofizzata dalla passione per il cinema, che ha fatto affiorare questo dialogo de "La Grande Bellezza" di Sorrentino.





A seguire, un pensiero. L’epica dell’eroismo quotidiano e il falso in bilancio esistenziale suscitano ormai ironie immediate e sacrosante quando sono maschili. C’è tutta una letteratura paravirile ormai in rottamazione: quella che va dai ricordi di guerra alle scalate di carriera; dalle avventure di caccia o di calcetto al “mi son fatto tutto da solo” (una involontaria accezione di verità qui spesso c’è); dalla collezione di figa (qui, di solito, meno, per fortuna) a quelle di francobolli rari. C’è ancora qualcuno che non sia un berlusconiano o non si stia ubriacando all’osteria che osa sfidare le pernacchie con questi discorsi?

Chissà com’è invece, la stessa epica al femminile resiste. Anzi, si gonfia.

In realtà il perché è abbastanza evidente. La tendenza a  comprimere il ruolo delle donne che ancora c’è in giro oltre che essere un’ingiustizia produce almeno due danni che sono anche peggio dell’ingiustizia. 
Il primo è che fa scatenare le donne (non tutte, s'intende) nella corsa ad imitare  i loro colleghi, per superarli nel  praticare meglio di loro i  loro peggiori difetti. Una donna in carriera per farcela deve essere mediamente più feroce (e quindi più  stronza) del pari grado maschietto. E il parlar di se amplificando meriti è la caricatura di uno dei tratti peggiori della cultura maschilista, sul lavoro e non solo.

Il secondo danno è appunto che la logica del lavoro-sacrificio-competizione-successo devasta la vita delle donne molto più spesso e molto di più di quella degli uomini. Per il fatto innegabile che sono vite di solito parecchio più complicate. Tralasciamo il fatto che le donne in carriera sotto l’illusione manageriale in realtà non di rado sono usate come capocommesse, si fa per dire, "di lusso" (modello Ferilli in "Tutta la vita davanti" di Virzì, tanto per restare al cinema). 


Quel che è certo è che non si contano quelle che vivono  una quotidianità da poverette: orari impossibili, somma di ruoli difficili da conciliare, pregiudizi sessisti, compressione emotiva permanente. La compensazione più facile per le più fragili e frustrate sta proprio nel rispecchiamento esterno e nel raccortarla come fosse invece una vita da Regina. Non a caso alla fine della scena del film l’effetto  vira dalla rabbia alla pena.

Il fatto è che dei loro racconti finiscono per convincersi davvero. Al punto che neppure un Principe Azzurro può farcela (funzionano male ormai anche con le Cenerentole autentiche). Ai tentativi di riportarli ad una vita emotiva degna di essere vissuta reagiscono prima o poi con un rabbioso disprezzo. 
L’unico atto di vera amicizia che resta è fare con donne così come fa Jep Gambardella: spiattellare la verità. Che è crudele, a volte, si sa. 
Come scrisse Dave Foster Wallace, “La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.”

E allora, vai con la verità! 
Il perfido scarabookkiante insalottato ha acceso l’ipad ed ha introdotto nella conversazione  il filmato di youtube di cui sopra. 
Divertiti e perfidi consensi. 
La poveretta in camiciola non ha fatto una piega. Si è subito schierata con Jep. 
“Io ho orrore della politica. Le donne così sono la rovina del genere femminile”.

C.C.Baxter