domenica 23 gennaio 2011

La "nina mala"


La nina mala è un tipo di donna infelice. Il suo fascino principale sta nella sua autenticità e nelle ferite profonde, nella sofferenza che si porta dentro, nella sua voglia di riscattarsi dalla propria storia e dai propri limiti, fonte della sua inconsapevole crudeltà.

Che alla fine si sposi per soldi con un cumenda molto più vecchio di lei o passi da un clochard ad un altro, porta dentro l'irrequieta ferocia di chi non si ama: un' autosvalutazione che viene da lontano e dalle fondamenta della sua esistenza. Spesso da un uomo, che di solito è il padre.

Il rispetto e la considerazione di cui pensa di non essere meritevole la impegna in una affannosa rincorsa senza fine: un perenne tentativo di dimostrare a se stessa di essere brava ed all'altezza della situazione. La sua rincorsa del successo economico e sociale parte da lì. Non importa se questo richieda atti di cinismo ispirati dal più gretto interesse o prove di totale abnegazione. La molla è la stessa e ne trae solo spinte verso un'ulteriore frustrazione. Non importa se sa di sentirsi cattiva o sfruttata. È la svalutazione, il suo copione.

Ha in testa un armamentario mentale fatto di senso colpa, senso di inadeguatezza, paura della proprio "minorità", rincorsa verso autogiustificazioni in cui lei per prima non riesce a credere davvero. Anche la mancanza di rispetto e di considerazione che la anima verso chi è così strano, il "nino bueno", da pensarla addirittura come la sua donna, la migliore per sè, nasce da lì. È assiomaticamente certa del contrario,  e pensa in fondo che si tratti o di un impostore o di uno stupido. Accetta solo chi vuole usarla, per interesse, perversione, contropartite. Lì i patti sono chiari, per lei. Se e quando si convince del contrario e si abbandona con una generosità finale e tardiva all'altro è sempre troppo tardi. Dentro, comunque, non potrà mai credere di valere un amore vero, senza le contropartite, appunto; senza dover far niente, solo per essere com'è . E quindi finchè ha forze, pensa solo di doversi difendere da lui (che vuole fregarla, usarla) e dalla vita. Si bea della sua dedizione, la vanta, ma in fondo ne diffida.

Il nino bueno la ama, spesso senza saperlo, per istintiva empatia verso la sofferenza che intuisce in lei. Ama il fondo malato di bambina tenuta con la testa bassa. Poi, ferito e vivendola come una nina mala, la vede piena di un fascino perverso, irresistibile, di cui queste donne sono spesso totalmente inconsapevoli, ma che accettano lamentandosene e godendone. La bontà del nino bueno su di loro non produce cambiamenti, non rompe la spirale del dolore.

Se il nino bueno fugge hanno la conferma della svalutazione di sè (non valevo abbastanza) e dell'altro (era tutto falso).

Alla fine resta solo un rimpianto in più.
Che è solo altro dolore.
Gil