mercoledì 7 luglio 2010

IL LONFO DEL FOSCO

"Per millenni il procedimento principe seguito nella formazione e nell'arricchimento del patrimonio linguistico è stato questo: dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, trovare suoni che dessero loro foneticamente corpo, che li rendessero moneta del discorso .....
Nella poesia, o meglio nel linguaggio metasemantico, avviene proprio il contrario. Proponi dei suoni ed attendi che il tuo patrimonio d'esperienze interiori, magari il tuo subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E' dunque la parola come musica e scintilla"
Fosco Maraini


Moneta del discorso.
Parola come moneta, fonemi che arricchiscono.
Scavi nel profondo e se stai nella parte alta, nella tua scala, la testa lavora; produci immagini; costruisci storie; ti vengono idee; salgono da dentro emozioni.
Hanno un che di geniale, l'intuizione e la poesia di Maraini.
E per libera associazione di idee, chè non di solo elegia vive l'uomo, spunta il Tognazzi/Mascetti,
 "Col tarapio tapioca come se fosse antani la barella anche per due, con lo scappellamento a sinistra".
Il giro di parole per confondere, disorientare. Altro tipo di genio, col ghigno, non col sorriso.
E da Tognazzi si scende a quel Mammuccari con le scherzo-telefonate nel programma "Libero", e
giù fino a la "Mente Contorta" che si autoposta su Youtube. Se stai in basso, nella tua scala, e ti fai appiccicare a quelle cose lí, magari anche ridi ma alla fine ti resta un gusto di cose andate a male,
di tempo sprecato, di autodegrado.
E' un fatto, che alcuni video de La Mente Contorta abbiano superato il milione di visualizzazioni su Youtube.
E' un fatto, che Fosco Maraini, lo conoscano invece, in pochi.
E allora, Lonfo sia.




Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.

È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi, in segno di sberdazzi
gli affarfaresti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.



La poesia metasemantica piace. Perchè ci piace accendere le scintille e la musica dell'immaginazione.
Per esempio, siamo in estate no? E allora immaginate una giornata così..

SOLSTIZIO D'ESTATE

Giracchia vorticando un caligello
e sfrìggican le fonfe in gnegnoloni
stragizza firignàtico un morfello
 tra i gugli, i melisappi, i tarpagnoni.

Spiffate o bellindane i tornichetti,
spiffate ninfaroli le fernacchie!
Chi spiffa si rispàffera in budretti
chi ciucca si rincòcchera in gerlacchie.


Gettiamo i bustifagni alla malventa?
E i lònferi nel fuoco piripigno?
Straquasci l’orgicaglie a luna sbrenta
e trònagi lupastro il frizzivigno.

(citazione e poesie tratte dal volume  "Gnosi delle fandole" di Fosco Maraini edito da Baldini e Castoldi Dalai.
 La prima immagine è una foto scattata dallo stesso Maraini e titolata da lui  "la lotta contro il nulla")

1 commento:

  1. Leggendovi mi è venuto alla mente quel giorno del giugno del 2004 quando ci siamo ritrovati a Firenze in Palazzo Vecchio per dare l'ultimo addio al grande Fosco .
    Abbiamo allora ascoltato molte voci che lo ricordavano scrittore, antropologo, viaggiatore. Mi è venuto adesso il rimpianto di non aver sentito, tra le tante, la sua voce di poeta davvero capace " di accendere le scintille e la musica dell'immaginazione" ,quella del CD della Gnòsi delle fànfole con Stefano Bollani , quella del vecchio toscano ironico e disincatato che recita per sé e per noi i versi del "Giorno ad urlapicchio":
    Ci son dei giorni smègi e lombidosi....

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Grazie per l'attenzione